Contributi Inps e Inpdap: unificazione enti. Situazione previdenziale e gestione credito

Passaggio da Inpdap a Inps

Prima di parlare di contributi Inps e Inpdap qualche cenno storico.

L’Inpdap nasce come ente pubblico nel 1994 come “Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica”.

Nel 2011 è stato accorpato all’ Inps, ovvero il principale ente previdenziale dello stato italiano.

Il 2011 fu un anno particolarmente difficile per l’Inpdap poiché si dovette ricorrere al decreto “salva Italia” (decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201) per decretare l’estinzione definitiva dell’ente; le funzioni venivano quindi accolte all’interno dell’Inps.

Le difficoltà nella gestione dell’ente, all’interno del quale confluivano a loro volta altri enti preesistenti (Inadel, Enpdep, Enpas), si sono protratte anche nel corso della storia recente dell’Inps.

L’ente infatti, per la prima volta dalla sua nascita, avvenuta nel lontanissimo 1898, ha presentato nel 2017 un bilancio in rosso relativo ai propri conti. Ma come si è giunti ad una situazione del genere?

Inps e Inpdap unificati

L’Inps si occupa del sistema previdenziale sin dal 1898. Tuttavia, nonostante la fama consolidata e la relativa solidità dell’ente, la situazione generale non è delle più favorevoli. Il grande problema che affligge l’INPS è legato alla questione economica relativa al rosso patrimoniale.

C’è chi afferma che gran parte della colpa sia nella organizzazione e nella gestione generale dell’ente; in tema di contributi Inps e Inpdap, l’enorme difficoltà sta nell’amministrare due ambiti apparentemente connessi tra loro quali l’assistenza e la previdenza, ma che invece prevederebbero due enti separati come in passato (ai tempi di ENPAS e INADEL).

In ogni caso, quelli dell’INPS sono problemi di difficile risoluzione se non a fronte di un nuovo intervento statale dopo il già citato decreto “salva Italia” del 2011. Analizziamo la questione più in profondità, entrando anche in merito alla questione del mancato versamento dei contributi da parte dei cittadini.

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Situazione previdenziale Inps

Partiamo dal rosso patrimoniale. Nel mese di febbraio 2017 sono stati resi noti i dati economici relativi ai conti dell’ente, dichiarando per la prima volta nella sua storia in ambito di contributi Inps e Inpdap la situazione di “rosso patrimoniale”. Una situazione del genere può verificarsi per motivi diversi.

Per quanto riguarda l’Inps, il rosso patrimoniale deriva proprio da quest’ultimo caso, ovvero dalla grande differenza tra il valore delle entrate e quello delle uscite: 215 miliardi contro 307 miliardi se si prende sotto esame l’anno 2015, con un buco di quasi 100 miliardi. Come si è arrivati a questo?

Tito Boeri, attuale presidente dell’Inps, ha dichiarato che nonostante i conti siano in rosso, la questione è esclusivamente di tipo contabile. Questione che, in ogni caso, ha occupato le prime pagine dei quotidiani che hanno messo in evidenza i problemi intrinsechi nella gestione di un ente eccessivamente allargato come l’Inps.

A peggiorare i conti ci hanno pensato gli accantonamenti relativi alla svalutazione dei crediti contributivi, i quali non verranno mai incassati. In realtà, già nel mese di febbraio 2016 si percepivano le avvisaglie di possibili problemi economici in seguito alle comunicazioni provenienti dall’ente stesso.

La previsione fu di un rosso di quasi 11 miliardi e mezzo di euro; problemi che si sarebbero manifestati di lì a pochi mesi, prima con il bilancio preventivo di fine dicembre 2016 (-6 miliardi), poi con la notizia definitiva di febbraio 2017 relativa al rosso patrimoniale. Ma cosa ha comportato la crisi dell’ente?

Gestione credito Inps: contributi Inps e Inpdap

Come qualsiasi crisi economica, anche quella dell’Inps ha portato con sé strascichi non irrilevanti. Parlando di contributi Inps e Inpdap, come già avvenuto in passato, l’ente ha pensato bene di stravolgere nuovamente le normative relative al versamento dei contributi da parte dei cittadini e al contempo di mantenerne di altre, così da creare una sorta di ponte con la normativa passata.

Dal punto di vista burocratico, il mancato versamento dei contributi comporta reato penale che può portare a sanzioni civili e penali o eventuale reclusione a seconda della gravità del reato. L’illecito in questione prende dunque la forma di omissione, e si articola in due punti differenti:

  • evasione contributiva, che riguarda la mancata denuncia dei contributi o denuncia non veritiera
  • omissione contributiva, che riguarda più nello specifico il mancato versamento o il versamento in ritardo dei contributi.

Entrambi i punti sono regolati in modi differenti dalla legge. Dal punto di vista delle notifiche, invece, l’Inps provvede a recapitare al diretto interessato un avviso bonario o una diffida per informare il soggetto del mancato versamento dei contributi. Ulteriori complicazioni, dunque, con cui l’ente tenta di recuperare l’enorme buco economico dei conti in rosso, ma che con tutta probabilità porterà con sé una nuova ondata di confusione.

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